Scoperto il più grande giacimento di gas del Mediterraneo

Si trova nel Mediterraneo orientale, area notoriamente molto ricca di gas, a 1450 metri di profondità e al largo delle coste d’Egitto: è il giacimento di Zohr 1X.
Dalle prime indagini il pozzo di gas ha presentato uno strato di idrocarburi di oltre 630 metri, e un potenziale di ben 850 miliardi di metri cubi. Più avanti si avranno informazioni più certe riguardo il potenziale produttivo, in base anche all’andamento di domande e prezzi.
La notizia ha ovviamente fatto il giro del mondo dal momento che l’annuncio della scoperta del pozzo da parte di ENI potrebbe realmente significare una minore dipendenza dalla Russia, sempre però a condizione che l’Egitto mantenga una certa stabilità politica.
Attualmente il Paese nordafricano è governato da Abd al-Fattah al-Sisi, ormai già dal 3 luglio del 2013, data del colpo di stato che ha deposto il presidente Muhammad Mursi.
“L’Egitto è il paese più popoloso dell’area e uno dei più assetati di energia”, spiega Marcella Emiliani, storica ed esperta del Medio Oriente, di cui ha recentemente scritto anche una storia per l’editore Laterza. “Sicuramente Al-Sisi potrà cavalcarlo come l’occasione per l’Egitto di rendersi più indipendente, ma sarei cauta con i proclami”. Il paese ha problemi di sicurezza, come confermato dagli attentati al Cairo di quest’estate e “non va dimenticata la situazione complessa della penisola del Sinai”, aggiunge la storica.
Spontaneo ne scaturisce quindi il confronto con la Libia, stato dal quale l’Italia ha da sempre acquistato idrocarburi e dove l’Isis ha preso a impossessarsi di raffinerie e impianti. “Si tratta di una situazione di cui non vedo una risoluzione a breve termine”, commenta la Emiliani. Il rischio è che il deserto che divide i due Paesi possa diventare un altro territorio caldo in un’area già di per sé “molto delicata”.
Ma chi dovrebbe davvero stare in allerta, se allarghiamo lo sguardo alla politica energetica mondiale, è l’Iran, il secondo Paese per numero di riserve e il quarto produttore mondiale nel 2013, secondo i dati forniti dal centro studi ENI. L’Iran, grazie alla quasi definitiva abolizione delle sanzioni, potrebbe svincolare le proprie risorse e metterle quindi sul mercato ma con una tecnologia di matrice russa e cinese, che risulta essere sicuramente meno competitiva rispetto alle tecniche estrattive occidentali. “Quello della tecnologia e delle infrastrutture rimane il primo nodo”, spiega Matteo Di Castelnuovo, direttore del Master in Energia e Ambiente dell’Università Bocconi, con un Egitto che ha bisogno del gas, ma in qualche modo deve essere in grado di approvvigionarsi.
E così continua: “La richiesta di gas in Europa è andata calando negli ultimi sette anni, complice la crisi economica e il ruolo giocato dalle rinnovabili”
E non a caso, come si può apprendere dalle notizie delle ultime settimane, si aggiunge la crisi della Cina, uno tra i principali importatori di gas, oltre che il dato di fatto che di gas naturale in circolazione ce n’è parecchio, come mostrano i dati dello stesso centro studi ENI, che per il 2013 parlavano di una produzione mondiale di oltre 3400 miliardi di metri cubi.
In conclusione, il gas di Zohr 1X potrebbe essere messo in produzione prima della fine del 2018.
Ma è da capire in che modo il gas arriverà on-shore, sulla terraferma. Nell’area si discute infatti già da tempo di un gasdotto che unisca i giacimenti del Mediterraneo orientale con l’Europa e di un progetto che coinvolga anche Israele, cosa per niente semplice soprattutto se si somma il fatto che sono stati scoperti potenziali pozzi al largo delle coste di Gaza.
Ma quale sarà l’effetto sull’Italia e l’Europa? Quanto di quel gas arriverà davvero in Italia e in Europa? Questo dipenderà molto anche dal fatto che il contratto di esclusiva che ENI detiene per quell’area non sia messo in discussione da agitazioni politiche in Egitto.
 

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