Pompe di calore per raffreddare

Il grande caldo estivo è alle porte e si prevedono, come ogni anno, ingenti acquisti di condizionatori d’aria. Come è noto però, questi avranno come conseguenza quella di far aumentare in maniera esponenziale i consumi elettrici dell’utente ma anche quelli nazionali. Ricordiamo che proprio a luglio scorso, il 21, giornata caldissima, si è raggiunto un picco di consumi elettrici di 57,2 GW e oltre 100 euro al MWh sulla Borsa elettrica
Ma esiste un modo alternativo e molto efficiente per rinfrescare l’aria, quello cioè che utilizza un sistema di riscaldamento moderno. Parliamo delle pompe di calore (Pdc), ovvero di impianti di climatizzazione elettrici che da alcuni anni a questa parte si sono aggiunti alle caldaie. Ma è possibile anche utilizzare energia fotovoltaica prodotta sul tetto, che raggiunge il suo picco proprio nei mesi più caldi.
Per questi impianti è inoltre stata istituita la tariffa elettrica D1, che permette di pagare l’energia elettrica a prezzi molto competitivi e inferiori rispetto a quelli consueti, intorno ai 20-22 centesimi al kWh, proprio a causa dei forti consumi. Inoltre la riforma delle bollette che agevola chi consuma di più, già avviata e che si concluderà nel 2018, confermerà questo vantaggio.
Chi è in procinto di costruire o ristrutturare la propria casa, spesso non prende in considerazione le Pdc, credendole macchinari complessi e ingombranti, oltre che troppo costosi e installabili solo in abitazioni con un impianto di riscaldamento già predisposto.
Niente di più inesatto in realtà poiché oggi le Pompe di Calore rispondono ad esigenze non solo di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria, ma anche di raffrescamento, per appartamenti, condomini e ville. 
E se le caldaie hanno una potenza calorifica molto alta (in media 24 kW) e possono produrre in pochi secondi acqua a 70 °C nelle quantità necessarie al riscaldamento o agli usi sanitari, le Pdc hanno invece una potenza molto ridotta (sui 5-10 kW elettrici) e raccolgono calore dall’aria esterna (o dal sottosuolo) e lo trasferiscono lentamente nell’acqua del riscaldamento o sanitaria. Hanno quindi bisogno di funzionare per lungo tempo, concentrando il calore raccolto in un accumulo termico che faccia da riserva.
In ultimo va segnalato che però le Pdc tendono a perdere efficienza con il calo delle temperature esterne, cioè d’inverno, quando si richiede maggiormente il loro funzionamento.
E c’è anche da tener presente l’aspetto manutenzione e guasti, problema comunque ovviabile pulendo ogni anno la parte esterna e controllando circuiti e liquidi. 
Il consiglio allora è quello di compiere un'analisi precisa delle proprie esigenze e dell'abitazione per strutturare e dimensionare al meglio l’impianto, evitando spese inutili, disagi e magari anche cocenti delusioni.

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